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Redazione ALENAPOLI.Com
Jul 31, 06 - 8:33 AM |
Rivera: «Carraro? La legge non è uguale per tutti, ma adesso quel mondo non esiste più»
«Diamoci da fare, c’è un mondo del calcio da cambiare, basta volerlo fare. Guai a sprecare l’occasione che abbiamo davanti». Gianni Rivera, il primo maxi-processo al calcio italiano sembra essersi spaccato in due. C’è il tempo dei verdetti di primo grado e quello delle sentenze d’appello. C’è la «stangatona» e la «stangatina». È così? «Aspettiamo le motivazioni prima di aprire il capitolo della riflessione, ma certo le differenze fra i due gradi di giudizio sono evidenti. Ma non c'è stato il colpo di spugna, perchè qualcosa è accaduto. La Juventus è in B, le altre squadre penalizzate, dirigenti e arbitri condannati, ma quel che più conta è che un mondo non esiste più. Diamoci da fare, c’è un mondo del calcio da cambiare, basta volerlo fare. Guai a sprecare l’occasione che abbiamo davanti». Cosa le ha lasciato il passaggio fra primo e secondo grado? «Mi ha sorpreso il diverso giudizio soprattutto su Franco Carraro. In molti scommettevano su una riduzione della pena per l’ex presidente della Federcalcio e, se da più parti si sosteneva una tesi, evidentemente doveva finire così». Fra chi si dichiara scontento e chi urla giustizia è fatta, lei da che parte si schiera? «Nelle aule di tribunale c’è scritto che la legge è uguale per tutti, ma c’è anche chi aggiunge che, sì, è uguale per tutti, ma non esageriamo. Credo che sia così, che la legge non sia uguale per tutti. Basta vedere cosa accade nella vita di tutti i giorni: in carcere finisce gente che starebbe fuori se solo avesse avuto avvocati migliori». Cosa l’ha più nauseata da quando Calciopoli è entrata in scena? «Il fatto stesso che sia esistito tutto questo. Lo sport è il mondo della lealtà, se viene a mancare è un reato gravissimo da punire severamente». Pensa che i tifosi abbiano recepito il messaggio? «Il tifoso appartiene a una cultura tutta sua. In molti casi vincere un derby al 90’ con un gol irregolare dopo aver subito per tutta la partita è il massimo della vita. Ma, ci deve essere una cultura dello sportivo che è un’altra cosa». Luciano Moggi ha convocato una conferenza stampa per riaffermare la propria innocenza. «Mi meraviglio di chi gli ha dato tanto spazio il giorno dopo». Massimo Moratti brinda allo scudetto postumo. «Io l’avrei fatto meno, ma capisco chi sente di aver rispettato le regole e oggi sorride davanti al titolo della correttezza». Da dove deve cominciare la grande rivoluzione? «Ho sempre pensato che non fosse la via giusta quella che vede i controllori nominati dai controllati, ma nessuno mai poteva pensare che chi ha il potere di nomina ai vertici fosse, allo stesso tempo, al centro di qualcosa di così strano e così triste per certi versi. Non perdiamo tempo sui nomi di chi dovrà guidare il cambiamento. Non personalizziamo le battaglie perchè sarebbe imperdonabile non raccogliere i frutti di quanto è accaduto. Sentenze giuste o no, il calcio italiano oggi non è più lo stesso, ma dobbiamo mettere i paletti perchè non ritorni indietro». La Stampa |
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