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Redazione ALENAPOLI.Com
Aug 21, 06 - 10:38 AM |
Intervista a Fabio Cannavaro - ultima parte
Lo scudetto revocato, l'avventura mondiale, le feste, l'addio a Torino, il Real: intervista al capitano dell'Italia campione I cento giorni di Cannavaro: "Perché paga solo la Juve?" di ENRICO CURRO' Cannavaro, due mesi e mezzo fa lei partiva per la Germania come un usurpatore della fascia da capitano della Nazionale: sembra passato un secolo. "Sì, ma sembra passato un secolo anche dalla notte di Berlino. E' come se non fosse successo niente. A livello mediatico, appena un mese dopo la finale, già non si parlava più di quella vittoria storica, forse perché c'erano i processi sportivi". Dallo scudetto della Juve, di secoli, sembra che ne siano passati due. "Nel frattempo sono successe tante cose. Io l'ho detto e lo ripeto, anche se qualcuno si è scandalizzato: noi giocatori lo scudetto lo abbiamo vinto senza mai avere la sensazione di essere aiutati dall'esterno. E' normale che ce lo sentiamo addosso". Quindi giudica ingiusta la sentenza? "Io dico quello che penso, anche se magari è impopolare: se nel processo sono state coinvolte più società, perché deve pagare soltanto la Juve?". I nuovi dirigenti rivogliono serie A e scudetto: siamo ai famosi tarallucci e vino? "No, il discorso è diverso. Perché paga soltanto un club? La Juve fa bene a chiedere quello che ritiene le spetti, anche se capisco che la Figc abbia dato lo scudetto all'Inter perché, dopo la sentenza, lo doveva assegnare in qualche modo". Totti è rimasto in Nazionale: resterete tutti? "La scelta di Francesco ci ha fatto contenti, ma del resto giocare per il proprio paese mette i brividi: avevo visto Thuram e Nedved dire che lasciavano, poi sono tornati. Noi reduci della Germania ci siamo sentiti spesso ultimamente , l'impresa del Mondiale ha creato un legame indissolubile. Personalmente, anche se a settembre compio 33 anni, la maglia azzurra non la lascerei per nessun motivo e non certo perché io pensi al record delle 126 presenze di Maldini: sono a quota 100, ma è lontanissimo". A Madrid lei ha ritrovato Cassano. "Più maturo, più sereno. Allenarsi con gente come Zidane e Raul e vivere all'estero lo ha fatto crescere. Se Antonio gioca con più continuità, può rientrare in Nazionale e fare la differenza, anche nella squadra campione del mondo". Perché il 16 agosto non eravate a Livorno, per la prima di Donadoni? "Eravamo già d'accordo, la data era difficile. Il risultato non è stato importante. Di quella serata, semmai, non mi è piaciuta l'atmosfera. La Nazionale va festeggiata". A Napoli, il 2 settembre con la Lituania, vorrete il giro del campo con la coppa del mondo? "No, è giusto pensare alla partita, ai tre punti e alla qualificazione. Quello che può dare Napoli, a livello di calore, io l'ho già sperimentato di persona, quando per me si sono mosse 100 mila persone. Lì e al Circo Massimo, al ritorno da Berlino, ho capito che la mia vita era cambiata per sempre". Nel suo famoso i-pod delle vittorie tedesche, porterà qualche canzone spagnola? "Non ci ho ancora pensato, per il momento la novità è una canzone brasiliana". Uno di voi potrebbe vincere il Pallone d'oro. "Non ci pensiamo: è un premio assegnato a chi fa divertire la gente. La nostra è stata una vittoria di squadra, non di un paio di singoli. Non eravamo l'Argentina di Maradona ed è stato più bello così". Ha riparlato con Lippi? "Sì e l'ho sentito tranquillo, consapevole di avere fatto una cosa grandissima. Pentito no: gli è dispiaciuto lasciare, ma è stato giusto così, dopo la vittoria". E con Moggi? "No, non l'ho più sentito, anche se continueranno a dire che obbedivo a lui. Io non lo avevo difeso, a suo tempo: avevo semplicemente detto che non era giusto giudicarlo prima delle sentenze". (21 agosto 2006) |
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