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Una lettera sui dossier militari sui briganti non pubblicata da Paolo Mieli

UNA PUNTUALIZZAZIONE

A proposito della richiesta del lettore Mino Errico sul Corriere del 31 marzo riguardo ai 150.000 documenti top - secret sulla guerra civile (definizione che fu gi di alcuni democratici risorgimentali) vorrei precisare, brevemente per quanto sia possibile, quanto segue. Sul Risorgimento Oriani gi nellOttocento poneva in risalto loscurit di quel periodo, e Gramsci sia in Ordine Nuovo sia nei Quaderni poneva il brigantaggio tra gli argomenti fondamentali del Risorgimento che la storiografia tradizionale non spiegava. Il problema sostanzialmente era ignorato. Nel 1964 Franco Molfese pubblic da Feltrinelli "Il brigantaggio dopo lunit", un testo che basandosi sul ritrovamento negli scantinati di Montecitorio di parte dei documenti della Commissione dinchiesta parlamentare sul Brigantaggio, risollev in tutta la sua vastit limportanza di quel periodo. Nel testo il Molfese denunciava la chiusura degli importantissimi archivi militari dellufficio storico dello stato maggiore. Una denuncia sempre ripetuta fino agli ultimi mesi di vita, avvenuta appena due anni fa. La denuncia era riportata anche da Aldo Albonico in un importante testo del 1979. Chi scrive dopo una difficile esperienza di ricerca conferm per la prima volta lesistenza di 140 dossier (ma sono 148 con i bis e tris) con circa 150.000 documenti di cui moltissimi codificati, con descrizioni e valutazioni delle attivit dei reggimenti, delle bande, delle insurrezioni, fucilazioni, assedi ecc. I fondi sono catalogati G11 e G3 e riguardano il periodo che va dalla fine del 1860 al 1870. Sui fondi citati vi una lunga polemica. Vi furono alcune interrogazioni parlamentari e denunce su quanto pubblicai (Falco Accame ex- presidente della Commissione Difesa, Edo Ronchi e Guido Pollice per la sinistra e Angelo Manna per la destra); furono solidali anche Luciano Canfora e Franco Della Peruta entrambi al corrente delle mie ricerche, e anche Norberto Bobbio, Luciano Violante nella sua carica istituzionale, Diego Novelli e, last but not least, Eric Hobsbawn.



Un altro episodio - che conferma la denuncia sugli archivi militari - si lega a Nuto Revelli il quale pubblic da Einaudi la sua esperienza della questione legata ai dispersi dellARMIR, e dell'atteggiamento dei responsabili degli uffici militari. Finanche, da buon ultimo, uno studio sul brigantaggio di Giuseppe Clemente dellanno 2000, finanziato anche dal tradizionale Istituto per Storia del Risorgimento, conferm la sostanziale chiusura.



Concludo, con grande amarezza e pessimismo, che tale censura pu essere cancellata non dalle pubblicazioni di parte ma dallapertura reale degli archivi e dallinformatizzazione e versamento su Internet di tutti i documenti top - secret, esclusi quelli distanti 70 anni dai nostri giorni (una tolleranza amplissima) - iniziativa gi attuata dallArchivio Storico della Camera dei Deputati - dimostrando lo stesso coraggio dei paesi pi civili, in cui la Patria ha un significato reale. Purtroppo il problema del "silenzio" della nostra cultura storica di destra e di sinistra sulle stragi interne e internazionali si lega al concetto retorico e falso "degli italiani brava gente" anche quando uccidono e distruggono, saccheggiano e conquistano in patria, nelle colonie e nei Balcani, nella guerra civile di Spagna (da parte anche degli stalinisti con gli anarchici). Gli intellettuali "salariati" come li definiva Gramsci, i servi del "Principe" di cui scrive lAlfieri contribuiscono con i loro scritti e parole ad assicurare al Potere- nelle sue complesse ramificazioni- il controllo, il dominio di unItalia che non ancora patria comuneal di l di ogni strumentalizzazione di parte.



Sebastiano Gernone