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FLIC FLOC LA NAZIONE

Compare sui quotidiani nazionali (riscontro sul Corriere della Sera e sul Messaggero) l'iniziativa di Francesco Storace, noto parlamentare e presidente della regione Lazio, di consegnare il kit del patriota: bandiera tricolore, copia della costituzione della repubblica, libro che ripercorre la storia dell'inno di Mameli e un compact disc contenente l'incisione dell'inno d'italia e quello d'europa, ossia l'inno della gioia di Beethoven. E' un kit che Storace distribuisce annualmente agli alunni delle elementari del Lazio in occasione della Giornata dei valori nazionali. Il nostro Ciampi ha applaudito e ha scritto a Storace: "Le pagine della storia secolare della nostra Nazione sono tutte iscritte nel tricolore. La bandiera italiana rappresenta la memoria del nostro passato e la speranza nel futuro. La Giornata dei valori nazionali della Repubblica, istituta dalla regione Lazio, e la consegna della bandiera italiana agli studenti, ricorda alle nuove generazioni i valori della nostra storia e rappresenta insieme un invito a guardare con fiducia al futuro di un'Italia affratellata agli altri popoli europei dalle radici di una civilt comune"Interessante anche la nota di Michele Meta, capogruppo regionale del Lazio dei DS:" La data definitiva per la giornata dei valori nazionali andrebbe decisa democraticamente tutti assieme e non solo dalla giunta regionale. Vorremmo aggiungere altre date a quelle menzionate da Storace, tra cui, per esempio, il 24 marzo che ricorda l'eccidio delle Fosse Ardeatine".



Al Nazionalismo unanime e sfrenato che rimuove tutto dedichiamo questo raccontino scritto il 2 giugno. Buona lettura.



FLIC FLOC LA NAZIONE



Il 10 presidente in occasione della festa della nazione ricord tra gli altri punti ormai consueti, i "patrioti italiani del Risorgimento - Mazzini, Cavour, Garibaldi, D'Azeglio - ai quali ancora oggi va la nostra riconoscenza."

Il presidente insisteva sulla storia patria sin dallinizio del suo mandato. La sua elezione era stata quasi plebiscitaria e al primo turno: espressione delluniformit della classe dirigente e del partito unico che non intaccava il gran capitale e i poteri forti del paese. Scomparsa la dialettica democratica tanto proclamata, si viveva un appiattimento da colonia dellimpero.

Il 10 presidente detto il mediocre, si adattava al compito di sintesi politica- economica- culturale del momento storico, in attesa dellelezione diretta del capo della nazione

Politico nano tra i nani ed economista pratico di finanza, era stato governatore della banca centrale e presidente del comitato governatori della comunit, ministro del tesoro, del bilancio e programmazione economica; tra gli incarichi ricevuti conteggiava anche quello di presidente del consiglio italiano (sempre per mancanza di personalit politiche alternative), sostanzialmente la carriere di un tecnico prestato alla politica.

Il presidente 8, uomo politico discutibile e oscuro, dalle mille trame e molto addentrato nel potere e nei servizi segreti, lo indicava in un suo scritto vicino ad organizzazioni massoniche che 10 "ben conosceva per Sua personale cultura ed esperienza e per la Sua amicizia e frequentazione con alcuni suoi sodali antichi "fratelli"10era ricchissimo pensionatonon certo un grande economista, fu nominato Presidente del Consiglio dei Ministri per crisi della politica e del Parlamento; e fu eletto per le beghe dei partiti Presidente della Nazione

10rappresentava politicamente ed economicamente lequilibrio delle banche, della finanza e di un ceto politico mediocre.



Laltro aspetto a difesa della tradizione dei dominatori quello culturale. Su questo punto 10 il mediocre si rilevava ancor pi nel suo compito di rilancio del nazionalismo: visitava tutti i luoghi storici del Risorgimento idealizzato dagli intellettuali salariati, ed era d'obbligo il suo pellegrinare nel Piemonte di D Azeglio, Cavour e Vittorio Emanuele II (da lui definito "padre della Patria ", quel che era per i popoli meridionali VOLGARE 1, conquistatore e criminale di guerra); lavorava alla celebrazione danniversari e comandava il restauro di lapidi risorgimentali, non tenendo conto degli studi recenti che smitizzavano lunit fittizia della nazione ed evidenziavano che fu conquista militare politica con laggressione contro innocenti, crimini di guerra e contro lumanit, conseguente estirpazione dei popoli dalla loro terra natale, inizio di un razzismo culturale coloniale con propaganda contro i paesi aggrediti e conquistati.



Con questi presupposti occulti ai pi il presidente 10 detto il mediocre festeggi la nazione; alla sfilata erano presenti i rappresentanti ufficiali, in bella mostra sui palchi a ricevere consenso dalla popolosa gente credulona: famiglie nevrotiche con ragazzini ingabbiati in quartieri coatti e case televisive, fisicamente simili a pezzi di manzo, made impero. Molti i turisti , i curiosi e le casalinghe: festa si va a vedere.

Sullo scenario dei fori antichi si esibirono tra folla sgomitante, telecamere e fotografi gli imponenti corazzieri a cavallo bardati in alta uniforme, in scorta allingresso sorridente del presidente accomodato in regale vettura scoperta; militari con bandiere insignite di medaglie doro e argento al merito, soprattutto delle conquiste interne e internazionali; gli immortali garibaldini e le organizzazioni combattentistiche sempre omaggianti alle autorit e ai regimi che si avvicendavano; pennacchi multicolori, bande musicali militari, divise gallonate sfilanti in pompa magna, elicotteri, pattuglie azzurre, sciabole esibite, trombette ottoni piatti tamburi rumoreggianti, e correndo festanti i pennuti bersaglieri al suono squillante del Flic Floc.

Smarrito tra le masse grossolanamente felici e intruppate da transenne un uomo si chiedeva:

Add sesce ?.



Dalle parti delle mura del vecchio decaduto impero si leggeva spruzzata a vernice la protesta LAVORARE TUTTI LAVORARE MENO; tra gli altari e le colonne millenarie sprofondati, nel caos di macchine della citt eterna, si aggiravano barboni gentili con buste, gatti e cani al seguito; il monumento al falso liberatore Garibaldi era tappezzato di manifesti dei disoccupati; nelle citt IRRESPIRABILI gli oleandri, i papaveri e le violette arrancavano a fiorire. sebastiano gernone giugno 2003